La mia laurea

La mia famiglia

La mia famiglia

Vorrei dire due parole riguardo al mio percorso universitario:

Ne ho sentite tante in questi anni: “ingegneria è una facoltà difficile”, “è normale laurearsi con 2-3 anni di ritardo”, ecc. Tutte cazzate di chi non ha la voglia e la determinazione di stare giorno e notte con la testa sui libri. Io, purtroppo, l’ho capito con più di due anni di ritardo e ne ho pagato le conseguenze. Ho sempre nascosto la mia nullafacenza dietro la solita scusa della difficoltà del corso, non considerando che il problema ero io. Per recuperare il tempo perso ho dovuto studiare per mesi e mesi, dimenticandomi di andare in vacanza l’estate e di andare in moto tutte le settimane, trascurando amici e relazioni. Non dico che sia giusto quello che ho fatto, ma cazzo se mi è piaciuto. L’adrenalina che si ha il giorno di un orale difficile è paragonabile a stare dietro al cancelletto di partenza.

I miei amici

I miei amici

Chiudo il mio non-discorso ringraziando tutti quelli che mi sono stati vicini in questi anni: ovviamente i miei genitori, senza cui tutto questo non sarebbe stato possibile, mia sorella, i miei amici, i miei colleghi di corso, i docenti, ma soprattutto ringrazio me stesso per il lavoro svolto.

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Ne ho sentite tante in questi anni: "ingegneria è una facoltà difficile", "è normale laurearsi con 2-3 anni di ritardo", ecc. Tutte cazzate di chi non ha la voglia e la determinazione di stare giorno e notte con la testa sui libri. Io, purtroppo, l'ho capito con più di due anni di ritardo e ne ho pagato le conseguenze. Ho sempre nascosto la mia nullafacenza dietro la solita scusa della difficoltà del corso, non considerando che il problema ero io. Per recuperare il tempo perso ho dovuto studiare per mesi e mesi, dimenticandomi di andare in vacanza l'estate e di andare in moto tutte le settimane, trascurando amici e relazioni. Non dico che sia giusto quello che ho fatto, ma cazzo se mi è piaciuto. L'adrenalina che si ha il giorno di un orale difficile è paragonabile a stare dietro al cancelletto di partenza. Chiudo il mio non-discorso ringraziando tutti quelli che mi sono stati vicini in questi anni: ovviamente i miei genitori, senza cui tutto questo non sarebbe stato possibile, mia sorella, i miei amici, i miei colleghi di corso, i docenti, ma soprattutto ringrazio me stesso per il lavoro svolto. P.S. Quel giorno i giapponesi potevano farsi anche i cazzi loro!

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2019-03-05 00:00 +0000

88d30b7 @ 2019-08-03